Reflusso Gastroerofageo

“Il reflusso gastrico dipende dal passaggio del contenuto dello stomaco in alto verso l’esofago nel suo percorso nel torace, causato da un insufficiente funzionamento dello sfintere esofageo inferiore, ovvero la valvola che separa l’esofago dallo stomaco. Quest’ultima può non avere più una perfetta tenuta sia per sua “debolezza” o difetto, sia per la presenza di ernia iatale gastrica”, spiega il gastroenterologo. Questa situazione causa il reflusso gastroesofageo di acido/pepsina, che ha sintomi caratteristici, tra i quali:

  •     bruciori restrosternali alti (alla gola)
  •     dolori toracici (più rari)
  •     reflusso acido, talvolta con il cibo.
  •     talvolta eruttazione fastidiosa.

“La diagnosi ed i risultati della terapia vengono di norma confermati dall’indagine endoscopica o esofagogastroduodenoscopia (EGDS) che è il mezzo che attraverso una telecamera collegata sull’estremità di uno speciale tubo flessibile (chiamato appunto esogogastroduodenoscopio) riesce a far vedere tutto il tubo digerente superiore dall’esofago al duodeno e quindi può mettere in evidenza le cause e le sue complicazioni e che permette di prelevare anche frammenti di tessuto mediante una pinza o biopsia”.

QUALI SONO LE CONSEGUENZE DEL REFLUSSO GASTROESOFAGEO?

Oltre a produrre i fastidiosi sintomi di cui soffrono circa il 15% degli italiani (prevalentemente donne), il prof. Dal Monte sottolinea anche altre conseguenze: “l’acido, oltre ad essere irritante per la mucosa esofagea non adatta a sopportarlo, può provocare dellelesioni infiammatorie talvolta erosive e, nei casi più gravi, delle vere e proprie ulcere a carico della parte inferiore dell’esofago”. Inoltre, in qualche caso “il reflusso acido provoca infiammazioni a faringe e laringe ed alla trachea più o meno croniche e perfino problemi bronchiali”. Infine, il reflusso gastroesofageo può avere complicanze più serie poiché l’infiammazione cronica può trasformare l’epitelio proprio dell’esofago, ovvero il suo tessuto cellulare, in epitelio simil-intestinale, anche detto esofago di Barrett, in grado di trasformarsi in tessuto neoplastico, come ci ricorda l’intervistato. Anche in questo caso la necessaria terapia farmacologica e l’alimentazione possono essere uno dei rimedi per prevenirlo insieme al controllo del peso, che si può mantenere in gran parte attraverso un’adeguata attività fisica e una dieta ipocalorica.

LARINGITE DA REFLUSSO

“A seguito della sempre maggiore incidenza del reflusso o malattia da reflusso esofageo, si è imputata ad essa anche l’infiammazione delle vie aeree superiori, infatti l’esofago inizia subito sotto la zona faringo-laringea (dalla gola ed annessi)” aggiunge il professore. Esiste effettivamente la laringite o faringo-laringite da reflusso acido, motivo per cui molti otorinolaringoiatri raccomandano approfondimenti e visite (ad esempio di gastroenterologia) per confermare o meno il reflusso e prescrivono un trattamento soprattutto con farmaci antiacidi i quali “hanno l’effetto di bloccare la secrezione degli acidi e di conseguenza della pepsina che, refluendo o rigurgitando, sono irritanti e causano disturbi e lesioni esofagee. I più efficaci di questi antiacidi sono l’omeprazolo e suoi derivati i quali bloccando l’acido dello stomaco controllano efficacemente i disturbi propri del reflusso”.

Per comprendere la causa della laringite, bisogna considerare che, come sottolinea il gastroenterologo – “una guarigione che non avviene entro due mesi di trattamento con antiacidi e dieta, rivela che non si tratta di norma di reflusso: si può dire pertanto che di fronte ad una diagnosi di laringo-faringite bisogna valutare meglio anche le altre cause e capire l’origine della patologia”. Ad esempio, può trattarsi di un’infiammazione della laringe, può dipendere da fumo, scarsa salubrità dell’ambiente, infezioni croniche batteriche o virali ed anche usura della gola per abuso della voce (come può capitare ai cantanti).

Compresi sintomi e conseguenze, vediamo ora alcune linee guida utili per diminuire il reflusso gastroesofageo.

REFLUSSO GASTROESOFAGEO: DIETA E ALTRI RIMEDI

Come sottolinea il prof. Dal Monte “esistono cibi che possono provocare reflusso o perlomeno aggravarlo, che pertanto vanno evitati ed altri, invece, che non sono particolarmente dannosi. Non solo, il reflusso di acido può essere diminuito da semplici misure, mentre l’acido gastrico può essere neutralizzato da farmaci antiacidi”. Vediamo nello specifico quali sono i consigli del gastroenterologo.

CIBO E BUONE ABITUDINI: QUALI ALIMENTI EVITARE?

“L’aumento dell’incidenza della malattia nel mondo occidentale ha portato l’attenzione su alcune abitudini e cibi che possono provocare il reflusso”, pertanto si consiglia di evitare in particolare alimenti irritanti, quali:

  •     cibi fritti
  •     cibi grassi
  •     cibi speziati
  •     cioccolata
  •     caffè (non esagerare con le quantità)
  •     liquori
  •     bevande gassate e vino.

Di contro, un regime vegetariano e gli alimenti tipici della dieta mediterranea sembrano portare benefici. Tuttavia, è utile ricordare che il reflusso avviene soprattutto quando lo stomaco è pieno, “pertanto bisognerebbe fare dei pasti piccoli e ripetuti, piuttosto che i normali 2-3 pasti giornalieri”. Infine, un’altra importantissima abitudine è quella di non fumare.

MOVIMENTO E POSIZIONI NEL SONNO

“Il reflusso avviene soprattutto per gravità, quando l’esofago si viene a trovare in una posizione più bassa dello stomaco”, ricorda il prof. Dal Monte. Pertanto bisogna evitare di piegare il capo ed il busto in avanti ed in basso per lungo tempo. Quando avete necessità di abbassarvi è opportuno piegare le ginocchia tenendo il busto eretto, per cui anche quando fate ginnastica, evitate di fare troppi piegamenti in avanti e di potenziare troppo i muscoli retti dell’addome. “Anche sedersi in una sedia bassa può provocare reflusso gastroesofageo, stimolando una recrudescenza dei sintomi dopo i pasti, pertanto è bene usare una sedia alta e dritta”.

Dormire sul fianco destro aumenta il reflusso per la posizione che assume lo stomaco nei confronti dello sfintere esofageo ed andrebbe, pertanto, evitato, così come dormire completamente distesi orizzontalmente. Inoltre, “si può ridurre il reflusso, nelle forme gravi, alzando la testata del letto o sollevando la metà superiore del materasso di circa 28 cm, con dei cuscini od utilizzando un apposito apparato di gomma piuma, o tessuti simili, a cuneo”. Infine, la sera prima di andare a dormire aspettare almeno due ore dopo il pasto.

SOVRAPPESO E STITICHEZZA

Una pressione sullo stomaco facilita la possibilità di reflusso di cibi e/o dell’acido, e questo spiega perché (oltre l’effetto ormonale) è così comune durante la gravidanza. “Evitate pertanto di portare busti, corsetti o cinture strette, specie se siete sovrappeso. Molto importante è infatti che il peso corporeo non aumenti eccessivamente, pertanto la dieta deve essere sempre controllata, limitando il numero di calorie introdotte”. Se avete problemi di stitichezza chiedete al vostro medico la terapia per correggere questa situazione, poiché gli sforzi per liberare l’intestino (comprimendo lo stomaco) possono aggravare il reflusso gastroesofageo.

FARMACI E INTERAZIONI

Prendete antiacidi secondo quanto vi sarà prescritto e quando necessario per lenire il bruciore. “I più utili sono attualmente gli inibitori dell’istamina (h2 inibitori), ma soprattutto gli inibitori di pompa acida o IPP (omeprazolo ed altri derivati), pur non dimenticando i classici a base di sostanze ad effetto di blocco diretto degli acidi già formati (sali di magnesio, di alluminio, bicarbonato). Generalmente, pur avendo quelli di maggiore e diffuso uso (gli IPP) qualche significativo effetto collaterale (ad esempio ridotto assorbimento del calcio con possibile osteoporosi, infezioni intestinali con meteorismo, diarrea, raramente insufficienza renale), tali farmaci sono ben tollerati e non sono cancerogeni”. Evitate, chiedendone la composizione e gli effetti collaterali, i farmaci che possono facilitare il reflusso, seppur necessari per altre affezioni, soprattutto cardiorespiratorie, ormonali e spastiche, come la teofillina, quelli contenenti progesterone, la nifedipina, gli anticolinergici, i nitrati, gli alfa-antagonisti.

Per concludere il gastroenterologo ricorda che “l’eventuale infezione da Helicobacter Pylori non è rilevante come causa di reflusso mentre lo è per altre malattie gastriche”. Infine, se malgrado tutti i provvedimenti segnalati i vostri sintomi non dovessero migliorare, dopo opportuna valutazione dell’intero quadro clinico, “può essere presa in considerazione la necessità di un intervento che bloccando l’ernia o l’incontinenza dello sfintere inferioreelimini il reflusso, che può essere fatto anche tramite laparoscopia, il quale spesso è risolutivo”.

 

[Fonte: unisalute.it]